Sedici anni, sedici bandiere unite al di sopra del campo dove il buon pastore soffre. Uomini disperati, donne disperate, divisi, aprono le loro ali sotto le foglie cadenti.
Sono tornato a Changing of The Guards garzie a un loop imbarazzante di canzoni. Il caso mi ha riportato in mano Unreal City, un disco del 1993 in cui Elliott Murphy cantava On Elvis Presley's Birthday. Così, pensando ai sedici anni appena compiuti di Alice, mi è venuta in mente Sweet Little Sixteen di Chuch Berry nella versione incendiaria di Jerry Lee Lewis ed Elvis. E volete che a questo punto non fosse già pronta Sweet Sixteen di Billy Idol nella fantastica cover live di Graham Parker? Che poi il cerchio del sedici si chiudesse con uno degli attacchi più belli del rock era praticamente inevitabile. Quando avevo 16 anni, l'età di mia figlia, ascoltavo spessissimo questa bellissima canzone di Bob Dylan. Ora Street Legal se ne sta appeso in casa con tutti i suoi ricordi pieni di polvere. Ho accumulato così tante canzoni che cercarne di nuove diventa sempre più difficile. Quelle che ti hanno segnato si chiamano tra di loro.
Io, come cantavano gli Eagles, non posso dirvi perché. Ma se qualcuno avesse le giuste risposte a questi quesiti che mi tormentano, per cortesia me le dia asap.
Perché qualcuno, e non faccio nomi, mi ha rovinato la giornata recinguettando questo tweet di Formigoni "ITALY2 The electoral law must be changed asap. Democracy cannot wait."? Perché il Presidente di Regione Lombardia twitta in inglese? Perché ci da lezioni di democrazia colui che sta al Pirellone da 17 anni? Ma soprattutto, perchè???? http://youtu.be/-XBoHEmgjJE. Grazie.
In attesa che la "Carlini Dylan Night" diventi realtà, la data giusta potrebbe essere il prossimo 19 marzo (50 anni dalla pubblicazione del primo album di Dylan) e nella speranza di rimettersi presto in piedi dopo questi giorni di festa delle feste, volevo ricordarvi che nei prossimi giorni torna in Italia Bocephus King. Queste le date di gennaio cui sono a conoscenza: il 13 a Cantù All'&35circa, il 17 a Ferrara, il 18 a Torino, il 19 a Milano, il 20 a Padova, il 28 a Chiari.
Where the spirit never dies And the bright light of salvation shines In dark and empty skies
Il 18 dicembre del 2008, a pochi mesi dalla nascita di questo blog, scrivevo il post che riporto integralmente qui sotto. Carlo Carlini se ne è andato a portare la Sua musica altrove. Ora posso solo piangere, ma tutti ti dobbiamo qualcosa. Anche Bob Dylan. Riposa in pace Carlo, ti voglio bene.
Però è un peccato che Victoria non possa suonare in un posto più grande. Forse si, mi rispose Carlo con i suoi occhialini appesi al naso,ma poterla ascoltare così da vicino dobbiamo considerarla una fortuna che altrimenti non avremmo. Messa da parte quell'insana gelosia che fa "solo nostri" alcuni musicisti, ripenso spesso a queste parole di Carlo Carlini, una persona alla quale sono molto affezionato. Non lo vedo da quasi due anni, dall'ultimo concerto insieme, Bob Dylan al Forum. Ha ragione Paolo Vites quando dice che non basterebbe un libro (ma io prima o poi almeno uno lo scrivo) per raccontare tutti gli aneddotti legati al più imprevedibile promoter di musica americana in Italia. Ma quanti concerti, quante storie ci saremmo persi senza questo Hobo? Moltissimi, troppi.
Jason Reed, uno dei tanti loser estratti dal suo magico cappello, qualche anno fa gli dedicò addirittura un tributo con un pezzo, Song For Bruno, scritto dallo stesso Carlini e un altro intitolato Sesto Blues.Ok, Reed per arruffianarselo un po' era andato oltre, sarebbe bastataForever Young. Di solito, per avere una buona speranza di essere ingaggiato da Carlini per un tour in Italia, bastava infatti inserire nel promo una bella cover di Dylan. Bob, la sua vera passione, l'unica ragione per cui è nato il mito dei concerti organizzati da Carlo. Ovvero colui che, ormai personaggio, si pubblicizzava ironicamente con una cartolina con la sua foto e la coraggiosa domanda: "andresti a vedere un concerto organizzato da lui?". Che d'istinto avresti risposto "ma anche no". Perchè quando lui si "dimenticava" David Zollo a Cantù e ti toccava guidare il suo furgone (dopo che Zollo in preda agli spasmi di una colica aveva suonato per sole tre persone) fino all'ingresso dell'autostrada, poi la volta dopo qualche dubbio di tornare a un concerto ti veniva di sicuro. Il furgone di Carlini..... Da solo varebbe la sceneggiatura di un road movie. Era pieno di strumenti e spesso anche di musicisti. Ci stava tutta una band, ma se l'artista veniva da solo, con la sua bella chitarra acustica, come Dylan nei primi Sessanta, era molto meglio. Almeno per lui, un po' meno per i gestori dei locali che si aspettavano tutta una band e si trovavano spesso ad affrontare spettatori impreparati a queste svolte acustiche.... Ma soprattutto, il mezzo a quattro ruote, era pieno di scatole di cd, centinaia di demo venduti a buon prezzo, o meglio a un istant price, a seconda di come buttava la serata. Ci si razzolava per ore in quel furgone prima dei concerti, spesso anche durante se non c'era il banchetto, in cerca di quelli "rari". E non era facile trovarli, prima dovevi mettere da parte tutte le copie dei dischi di David Todoran. Non andavano, o comunque il suo disco già lo avevano tutti quelli che avrebbero dovuto averlo, e anche qualcuno in più. E chi se lo dimentica Todoran? Uscii di casa per andare a vederlo durante il derby, al terzo gol del Milan. Arrivai che erano cinque. David iniziò a suonare dopo il sesto e ultimo gol, in un deserto di interisti piangenti, tra cui il sottoscritto. Solo Carlini e Todoran non avevano capito il dramma della serata e il suo Under My Skin rimase invenduto sui tavoli, con quel titolo profetico di una sconfitta che ancora brucia sottopelle. Ma che volete che sia? Carlini è l'uomo per cui un infarto è un infarto e due sono una cosa a cui è soggetto. Carlini è l'uomo che ti invita a cena in quel ristorante, ti fa ordinare i primi e poi ti dice: "ehi ragazzi qui si mangia da dio, a parte i primi....". Carlini è un pittore di Monmartre caduto per sbaglio nel Verbano, un pirata che pensa che essere astemi sia davvero una grave malattia. Carlini è quello che ha ancora in tasca una lettera di David Gray che gli chiedeva di suonare in Italia, ma White Ladder non se lo cagava ancora nessuno, figuriamoci i dischi prima, e poi era inglese. Però Carlini, nei ricordi meno romanzati, nel mio cuore, resta un'artista autentico. Difficile pensare che sia o sia stato, come lo chiamava Tom Russell dal palco quando voleva prenderlo in giro, un impresario. Carlini è un'artista generoso che ci ha regalato serate indimentibili alla Sala Marna e in tanti altri posti dove molti nostri cantanti stronzetti non sarebbero entrati nemmeno per bere una birra e dove, invece, hanno suonato, ad esempio, Victoria Williams, Eric Andersen, Dan Bern, Peter Case, Joe Ely, Jonathan Richman, Dave Alvin, Townes Van Zandt, Troy Campbell, Rick Danko (si, quello della Band!), Bob Neuwirthe (si, quello che portava in giro Dylan) e mille altri ancora. Tanta musica vera da quel posto lontano dove non è mai voluto andare. Forse per non rovinare il suo sogno americano. Buon Natale, Carlo. Ti voglio bene.
Ieri sera ero al concerto di Ludovico Einaudi, un grande compositore, una bella persona. Con lui ho fatto una lunga e piacevole intervista, è un uomo totalmente attraversato dalla bellezza della musica. Alle sue note oniriche, soprattutto a quelle di Nightbook, non si resta indifferenti. Eppure a quel piano sofferente, che ben manifesta la sensibilità di chi lo conduce, sembra mancare la parola. Manca il canto che emoziona, che completa la magia dei tasti. Lo so, è un mio limite. Ma se il pianoforte non accompagna una voce resta incompleto come un uomo senza una donna. Solo insieme possono raggiungere la perfezione e partorire la vita, una canzone. Da qualche giorno vivo l'ennesima dipendenza musicale da Neil Young, uno dei pochi di cui ho imparato decine di canzoni a memoria. Uno che amavo così tanto che ascoltavo i Poco solo perché ci cantava suo fratello Rusty, e non perché erano stati formati da un gran pezzo dei Buffalo Springfield. Un po' come quando, qualche anno più tardi, mi misi a comprare i dischi di Dadiv Knopfler. Malattie incurabili. For Way Streets, versione doppio vinile, ora riposa in pace appeso a una parete, però ricordo bene le tracce davvero consumate: On the Way Home, Cowgirl in the Sand, Don't Let It Bring You Down, Southern Man, Ohio (con quell'attacco .....Tin soldiers and Nixon coming, we're finally on our own. This summer I hear the drumming, four dead in Ohio.... che mi faceva impazzire). Che allora mica c'era lo skip: puntina che andava su e giù, dischi che giravano e cambiavano sul piatto, più che dj mi sentivo uno chef. E ora, che davvero cucino ascoltando le sue canzoni, mi rendo conto che tutto passa, tutto cambia, ma le cose belle restano sempre. Vecchio Neil, quante fottute belle canzoni hai scritto? Quanti inverni sono passati dalla prima volta che mi sono riparato dalla pioggia con i tuoi dischi?
When the dream came I held my breath with my eyes closed I went insane, Like a smoke ring day When the wind blows Now I won't be back till later on If I do come back at all But you know me, and I miss you now.
Di solito questo è il mese dei riassunti, delle improbabili classifiche di fine anno. Ma siccome il mio 2011 è stato segnato dai ritorni, o meglio da quei dischi che non se ne sono mai andati, mi limiterò a cinque immortali fedelissimi con un piccolo consiglio per l'ascolto.
Massey Hall 1971 - Neil Young
Mentre si prepara una pasta Milady sorseggiando un buon rosso.
The Boatman's Calls - Nick Cave
In macchina, da soli e assolutamente sobri. Una retromarcia in più.
Mule Variations - Tom Waits
Di notte, bevendo rhum. Inarrivabile come il mattino.
Blinking Lights and Other Revelations - Eels
Ovunque, ha sempre qualcosa da rivelare. Anche a Natale.
Lady's Bridge - Richard Hawley
Mentre piove prima che faccia sera. Un magnifico ombrello.
In attesa di essere travolto da nuove onde rock, mi faccio trasportare altrove da quelle dolci del lago.
Vinicio Capossela non si è dimenticato di quel locale che prende il nome dal suo primo disco. Così, prima di concludere l'epico spettacolo di Marinai, profeti e balene al Teatro Sociale di Como, ha voluto ricordare il piccolo palco sui cui si è esibito per ben tre volte negli anni '90 suonando da solo al piano Alla una e trentacinque circa. La prima volta capitò per caso. Era il 1993 e Vinicio si trovava a Cantù per uno spettacolo con Paolo Rossi; Carlo Prandini gli chiese se voleva venire a suonare All'1&35circa e Vinicio rispose così: "vengo domani". Notti folli di cui non ci si ricorda nulla il giorno dopo, ma che non si dimenticano quasi vent'anni dopo.
Questa sera, per continuare la piccola serie di miracoli a cui ci ha abituato quel prezioso rifugio della musica, dall'Inghilterra arriva Gary Nock con il suo debutto dal bellissimo titolo The Life We Learn To Live, un disco dal quale alcune multinazionali hanno già saccheggiato Make it Better e Sunlight. Se vi piace gente come Damien Rice non perdetelo.
A proposito di miracoli, nei prossimi giorni se ne attendono altri due. Il primo domenica 4 dicembre, ad opera di Andrea Parodi, l'unico uomo al mondo capace di traghettare un evento da Asbury Park, New Jersey, a Figino Serenza, Brianza, dove arriva il Light of Day. Si inizia alle 16 con la proiezione in anteprima assoluta per l’Italia del film Just Around The Corner con Bruce Springsteen (già venduti 40.000 biglietti per San Siro). A seguire i concerti di Rob Dye, John Strada, Willie Nile, Joe D'urso, James Maddock, Israek Nash e tanti altri. Il secondo miracolo è invece annunciato al Teatro Smeraldo di Milano, lunedì 5 dicembre, per la celebrazione di San Nicola all'interno della balena di Capitan Vinicio. Fatevi inghiottire dal ventre bianco o peccherete ancora. Pryntyl slash slash smack smack glu glu, Pryntyl slash slash smack smack glu glu, Pryntyl, smack smack glu glu. Chiamami Nunù.
Ho viaggiato fino in fondo nella notte Senza guardarci dentro Senza sapere dove stavo andando E alle mie spalle il giorno Si stava consumando Ed ho provato un poco di tristezza Ma nemmeno tanto
Mentre le spalle di chi ami si fanno strette nella notte, ti tocca ancora sorridere. E In fondo alla nocc di De Sfroos, dopo un giorno infinito, De Gregori mi prende per il bavero e mi conduce a casa. Guida, coglione!
Stasera vorrei andare a vedere Morgan perché, inaspettatamente, mi è piaciuta l'intervista che abbiamo fatto; domani vorrei andare a vedere Capossela perché oggi sto ancora aspettando l'intervista che non mi piacerà; domenica vorrei andare a vedere il Macca perché l'intervista non la farò mai ma ho un vip ticket. Vacci, coglione.
Ieri ho messo insieme gli ultimi 15 dischi che mi hanno mandato e li ho persino ascoltati tutti: mi hanno fatto schifo, tutti. L'unico disco bello che ho ricevuto (Wilco) è finito a pezzi. Che dire, the whole love.... Fan culo, coglione.