Se il mercato discografico è in crisi, non è certo colpa
della musica. Il problema è solo riuscire a intercettare quella buona,
filtrandola dalle migliaia di proposte che il negozio più fornito al mondo, la
rete, propone ogni giorno. Infatti, dalle sua larghe maglie, troppo spesso, scappano
dischi che avrebbero meritato molta più attenzione. E’ il caso, ad esempio, dell’album The
Good Memories, dei My Name Is Nobody, band fondata dal bretone Vincent
Dupas.
Il suo folk, che a tratti tanto
ricorda quello del compianto Jason Molina dei Magnolia Electric Co. e di tutti quei
cantautori minimali come Elliot Smith che hanno lasciato un segno profondo,
vive dello stesso commovente candore. Una cifra stilistica che ha prodotto, in
più passaggi storici, una serie impressionante di dischi dal grande impatto
emotivo. Un po’ per la rarefatta e dilatata bellezza sui cui poggiano canzoni capace
di grandi suggestioni visive, un po’ per l’oggettiva classe di cui dispongono i
suoi compositori.
Solo un gruppo che ha nel proprio dna la capacita di fare
propria la magia degli strumenti acustici per cavalcare onde sonore di maestosa
bellezza, riesce poi a scrivere canzoni come The Impossible Stroll e The
Delivery Man. E che l’impronta sonora di questo gruppo francese affondi
inevitabilmente nel fertile terreno delle radici, lo si scopre subito con
piacere. Insomma, se la buona musica germoglia frutti che ha un gran gusto come
questo, a noi non resta che gustarlo senza scartare il seme americano che l’ha
generato.







