L'Italia non fallirà, no, ma si dovrà avviare a fare giustizia di qualche idea scintillante e insostenibile, di molte persone il cui successo passato impedisce di vedere lucidamente il futuro, delle illusioni da quattro soldi che sono state sparse per anni davanti ai nostri piedi, e del fantasma più ingombrante e rumoroso di tutti: il nostro passato.
Dovremo avere il coraggio di metterlo da parte una volta per sempre, forse anche di provare a dimenticare quel ruggente mondo perduto nel quale vivere e lavorare poteva essere incomprabilmente più facile e libero e fruttuoso e bello - si, bello - di quanto lo sia oggi. Nel nuovo pianeta tagliente che ci è stato consegnato, dove le regole sono diventate legione e spesso si ha la sensazione che vengano create contro di noi, il ricordo delle selvatiche, sbrigative, efficacissime lezioni di vita dei nostri padri e delle nostre madri può farci più male che bene.
Il futuro non è più un'immensa autostrada vuota, e l'economia italiana non è più una rombante Ferrari a dodici cilindri. A noi, alle nostre figlie e ai nostri figli è toccata in sorte una stradina stretta, e siamo al volante di un'utilitaria ibrida, in mezzo a un traffico infernale.
E' una vita senza ieri quella che ci apprestiamo ad affrontare nel ventunesimo secolo, ma poteva andarci peggio - ai nostri bisnonni toccò la prima e ai nostri nononni la seconda guerra mondiale. Non c'è più tempo per lamentarsi, per intenerirsi a ricordare l'odore della lana. A dirla tutta, non c'è mai stato. Ricorda con struggimento il passato solo chi teme il futuro, e questo davvero non possiamo permettercelo. Io, di certo, non posso e non voglio più permettermelo, di temere il futuro. Lo affonterò, e vada come vada.
Al passato, però, vorrei dare l'addio che merita. Chiederò l'aiuto di un carissimo amico che non sento da un po' di tempo: quel vecchio pirata che m'ha insegnato che, quando si deve lasciare una persona che abbiamo amato, bisogna farci l'amore per l'ultima volta. Meglio che si può. E poi andare avanti.
Il 1996 fu un anno di particolare grazia. A renderlo tale sarebbe bastata la nascita di mia figlia Alice, ma generoso come non mai, il '96 volle regalarmi anche un paio di ciliegine: iniziai ad ascoltare con imbarazzante ritardo Nick Cave e a leggere con molto più tempismo Edoardo Nesi. L'australiano ebbe definitivamente ragione di me quando pubblicò No More Shall We Part, The Boatman's Call non mi era bastato, ero un duro. Per il pratese, invece, la strada fu subito in discesa: Fughe da fermo, il suo romanzo d'esordio, nel suo caso fu sufficiente.
Ma continuare ad ascoltare dischi senza mai vedere un concerto, è come aspettare un figlio senza mai vederlo nascere. Così, quando nel 2004 le canzoni di Nick Cave videro finalmente la luce a Milano, ebbi la certezza che non le avrei mai più abbandonate.
Per gli scrittori il parto è un tantino diverso, un romanzo può avere nuova luce in un film, difficilmente attraverso una performance live. Eppure, nel caso di Nesi, dopo averlo ascoltato a Como per la presentazione de "Le nostre vite senza ieri", ho avuto la netta sensazione che anche i suoi libri sarebbero entrati in quella personalissima sfera del "per sempre" che ognuno di noi conserva gelosamente enl suo cuore.
In fin dei conti se aveste pututo leggere il Vangelo dopo aver incontrato Gesù (e a qualcuno pare pure sia successo) vi avrebbe fatto tutta un'altra impressione. E mi vien semplicemente da dire che il nuovo libro di Nesi sia un piccolo vangelo di vita terrena, un manuale si speranza in cui imparare a leggere e vivere il futuro che ci resta. Magari provando davvero ad apperecchiarlo per i nostri figli senza ieri.

5 commenti:
Io del passato ricordo solo gli insegnamenti; ammetto: nessun rimpianto, ho passato abbondantemente i 40 e lo sguardo è sempre rivolto al futuro.
Michele Lenzi
anche io ho cominciato ad ascoltare nick cave nel 1996, d'altro canto boatman's call è il suo capolavoro
"The Boatman's Call" è per me il suo disco migliore degli anni '90, ma i suoi veri capolavori sono nei primi cinque dischi con i Bad Seeds (a parer mio etc.)
Per le mie corde boatman's call resta l'opera perfetta di nick. per le mie corde etc
pax nobiscum
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