giovedì 21 febbraio 2013

I cupi ricami dell'alta sartoria musicale di Ron Sexsmith


Questa volta il viso da eterno bambino di Ron Sexmith è profondamente segnato come le canzoni  del suo nuovo album. Arrivato al tredicesimo capitolo della sua raffinata produzione discografica, Ron è cupo; troppe sofferenze fisiche hanno segnato gli ultimi anni della sua vita. Sono passati più di due lustri da quel piccolo capolavoro di Blue Boy, dall’incanto sonoro di canzoni come Cheap Hotel. L’anno successivo, era il 2002, arrivò Cobblestone Runway, un altro ottimo album sostenuto da quel Chris Martin che aveva appena iniziato a portare in vetta i suoi Coldplay.
L’abbraccio di molti nobili colleghi non gli è mai mancato, lo hanno sorretto con affetto perché la sua musica delicata e sincera lo merita da sempre. Queste nuovo disco, dicevo, lo riporta tra noi con quella disillusione a cui il passato più recente l’ha costretto, e quello che l’artista canadese ci consegna è un lavoro in qualche modo definitivo, come forse il titolo stesso del cd, Forever Endeavour, suggerisce.
Le linee sonore sono quelle di sempre, piccoli ricami d’alta sartoria cuciti dalla sua bella voce, inconfondibile e amara. E’ dai testi, dai temi trattati, che emerge quel dolore che in alcuni passaggi come Sneak Out The Back Door arriva a toccare anche la morte. Grazie a Dio Ron è sopravvissuto e con lui tutta la fierezza di una canzone d’autore che, pur non avendo mai toccato i vertici del successo, rimane un bene prezioso di cui è difficile fare a meno. E Nowhere to Go è solo il primo indizio per arrivare a un nuovo tesoro.
 

2 commenti:

Euterpe ha detto...

davvero bello il pezzo che hai postato.Non conoscevo questo artista.
Grazie mille

Anonimo ha detto...

grazie a te
m